Incisioni Rupestri - Ricerca archeologica nelle Alpi biellesi
Dalla valle del torrente Viona alla valle del torrente Oropa
(A. Vaudagna - DocBi Centro Studi Biellesi - S.Va.P.A.)
Nelle valli del Biellese occidentale, malgrado la relativa lontananza dalle grandi vie di transito che dalla Pianura Padana portavano ai passi alpini e lungo le quali scorrevano le correnti culturali, sono presenti, anche se in numero limitato, queste manifestazioni di religiosità delle quali possiamo percepire l'apparenza estetica ma solo ipotizzare o intuire il significato profondo.
Il tipo di incisione, figurativo o simbolico, è molto condizionato dalla composizione e dalla qualità della roccia utilizzata: un materiale tenero e a grana fine, come ad esempio l'arenaria o il calcare, permette di eseguire immagini accurate anche con una semplice punta di pietra, mentre rocce più resistenti ed a tessitura irregolare come il micascisto (composto in gran parte da strati di mica e di quarzo), consente quasi esclusivamente l'esecuzione di simboli, mediante percussione con un ciottolo o con una punta di ferro. Da un punto di vista litologico il Biellese occidentale appartiene ad una regione nella quale il micascisto è dominante e le incisioni rupestri appartengono di conseguenza prevalentemente al tipo "non figurativo" (coppelle, vaschette rettangolari e cruciformi).
Dopo la ricerca ed il censimento dei massi a coppelle della Bessa, la cui elevata concentrazione è certamente collegata alla presenza dell’oro, si rimane perplessi constatando la rarità di incisioni rupestri presenti nel territorio in esame. Là grandi concentrazione di segni e di tipologie qui pochi incavi, su rocce portanti da 1 a 3 elementi ciascuna, sparse prevalentemente sui costoni meridionali della Muanda del Monte Mucrone (fig. 1) e nell’alta valle del torrente Viona (fig. 2). E’ vero che numerose coppelle di forma a volte molto regolare ricoprono un grande numero di massi e affioramenti a monte del lago Pasei (alta valle del torrente Viona), nei pressi della cascina Alpone (Bric Paglie), sui costoni superiori della Muanda, ma tutte compaiono su rocce a struttura granulare che tende a formarle per erosione naturale. Non si può tuttavia escludere che questi "segni del tempo" siano stati comunque utilizzati dato che i manufatti erano già "pronti all’uso", su superfici piane ed in posizione dominante. A sostegno di questa tesi si deve notare che in altre valli alpine (es. Valcamonica) si è constatata la presenza di elementi naturali ed artificiali sulla stessa superficie incisa. Quanto detto potrebbe quindi in parte giustificare la sorprendente scarsità di reperti, ma non si può escludere che il popolamento stabile delle valli occidentali sia iniziato quando nelle incisioni a coppella il "sacro" era ormai uscito dal segno per divenire, probabilmente, occasionale manifestazione di superstizione. Significativa è anche l’assenza di canaletti di collegamento, molto comuni invece nella Bessa e nella vicina Vallecervo.
In questo quadro poco confortante si possono citare due eccezioni, costituite dal masso situato su un antico sentiero che percorre la cresta della morena della Serra a 800 m. di altitudine, sul quale furono incise 13 coppelle di piccole dimensioni (fig. 3) e da quello del Monte Camino lungo il sentiero che scende dal Colle Barma (la via più diretta per raggiungere il Biellese dalla Valle d’Aosta). Questo masso è situato in prossimità di una sorgente, e sulla superficie pianeggiante porta incise 10 coppelle (alcune appaiono come rimaneggiamenti di segni naturali), in due serie ad arco, di 5 e 3 elementi, entrambe con una coppella esterna (fig. 4). Questi segni sono per ora l’unica testimonianza di una frequentazione protostorica dell’itinerario che portava alla "Barma", cioè alla roccia dotata di poteri "fecondanti" che la tradizione vuole sia stata il primo riparo per la statua della "Madonna Nera". Un secondo masso, contiguo, ha una serie di 4 coppelle alcune delle quali potrebbero essere di origine naturale. Situati a 2010 m. sono questi le incisioni a più alta quota delle montagne Biellesi.
fig. 1 fig. 2

fig. 3 fig. 4
Per quanto riguarda i reperti a "vaschetta rettangolare" si possono citare tre massi sulle pendici della Muanda (M. Mucrone), situati in prossimità di insediamenti attuali, che recano tre incisioni di dimensioni comparabili. Due, in prossimità dell’alpe Chiavari inf. (1400 m.), sono dotate di canaletti che fuoriescono da un angolo (uno interrotto da una coppella) (fig. 5). Il masso sul quale é incisa la terza, anch’essa con cataletto, insieme ad una vaschetta ovale e ad alcuni orbicoli, è parzialmente sottoposto alla muratura dell’alpe Dama (fig. 6).
Poco è possibile ipotizzare su questo raro tipo di incisione. L’inclinazione delle superfici e la presenza dei canaletti a valle (quindi con fuoriuscita dell’eventuale liquido contenuto) sembra indirizzare verso una funzione non utilitaristica.

fig. 5 fig. 6
La diffusione dei cruciformi è in parte legata a delimitazioni di confini ed in questo caso i segni hanno bracci di uguale lunghezza, altri invece sono simboli cristiani e vanno a questo proposito citati quelli presenti sul "Roc d’la Vita" ad Oropa noto per le proprietà terapeutiche e probabile nucleo primitivo della sacralità del luogo che prende origine da culti di fertilità legati alla pietra risalenti alla protostoria. Tra le croci cristiane si possono ancora citare quelle ai lati di un impronta di mano su un masso dell’alpe Cavanna (Brich Paglie) ora rimosso, la croce del Monte Camino associata ad un masso a tavola (fig. 7) e quella incisa sulla riva del lago delle Bose. Molto enigmatico è invece il cruciforme presente sullo sperone di roccia (1380 m.) che separa le cascine Alpone ed Amburnera (Bric Paglie). In questo, da un nucleo costituito da una coppella si diramano quattro canaletti rastremati a formare una croce ma con i bracci laterali leggermente piegati verso l’alto (fig. 8). Tra le incisioni non figurative possiamo ancora citare il filetto (che a volte si tende ad identificare come percorsi iniziatici come i mandala tibetani), del convento di S. Bartolomeo di Oropa (fig. 6).

fig. 7 fig. 8

fig. 9
Di ben maggiore interesse nel contesto generale delle incisioni rupestri sono invece un coltello e probabilmente un’accetta individuate su un piccolo masso nei pressi della Trappa (Monte Mucrone), a 1040 m. di quota, portato in superficie durante la recente costruzione della strada di accesso al convento. Scavati profondamente nella roccia gli oggetti rappresentati (fig. 10) rimandano a modelli del II/I secolo a.C. e quindi coevi dei reperti provenienti dalle vicinanze della cappella di S. Eusebio ad Oropa.

fig. 10
Le incisioni, di considerevoli dimensioni (40 cm. per il coltello), sono probabilmente situabili in un contesto funerario ed a questo proposito va rilevato che nelle immediate vicinanze è presente una struttura terrazzata dotata di rampe di accesso sulla cui sommità sono state inserite verticalmente alcune lastre a formare un pozzetto. L’insieme, di aspetto molto grossolano e costruito con pietre non squadrate, appare tuttavia regolarizzato sul piano sommitale da riempimenti in ciottoli.
Di primaria importanza è anche la stele individuata sulle pendici della morena della Serra, a quota 590 m., in prossimità del bivio di due antichi percorsi che portano all’alta valle della Viona ed alla Bessa. Il reperto, un masso erratico di gneiss alto 2,50 m., fu posto in posizione verticale e stabilizzato mediante rincalzo alla base (fig. 11). Differenze di patinatura fanno supporre che in origine la parte inferiore fosse interrata.
Le incisioni consistono in fasci di linee parallele (fig. 12) eseguite a martellina sul lato Est a circa metà altezza, e da nastriformi verticali, paralleli ad una vena di quarzo. Un probabile simbolo solare compare alla base Est (cerchio intersecato a croce da una incisione orizzontale artificiale e da una frattura naturale verticale) (fig. 13). Sulla sommità è presente una vaschetta dalla quale fuoriesce un canaletto.
I segni appaiono fortemente patinati ed in gran parte deteriorati. Data la posizione affacciata sullo sbocco della Dora Baltea dalla Valle d’Aosta possiamo ipotizzare che il nostro reperto sia espressione della cultura che all’inizio dell’età dei Metalli percorreva il fondovalle.

fig. 11
fig.
12
fig. 13

Area di distribuzione delle incisioni: valli Viona, Elvo Oropa