Oro
Esiste in natura allo
stato nativo ed è l’unico metallo di colore giallo. Dopo il
Platino è
il più
pesante, con peso specifico: 19,3. Fonde a 1063° C. e si può
saldare a
sé
stesso per semplice riscaldamento al disotto del punto di fusione.
E’
il più duttile e malleabile tra i metalli: con la
battitura si possono ottenere foglioline di spessore inferiore ad 1
millesimo
di millimetro.
In
oreficeria lo si utilizza in
lega con argento o rame perchè
è poco
resistente; la
proporzione d’oro contenuta in queste leghe si esprime in carati con la
convenzione che il titolo di 24 carati corrisponde all’oro puro ed
è
inalterabile all’aria e all’acqua non si patina, quindi, se esposto
agli agenti
atmosferici.
L’oro
attualmente estratto dalle
sabbie del torrente Elvo si presenta sotto forma di lamelle di
dimensione non
eccedenti i 2 mm. Gli attrezzi più comuni utilizzati dai moderni
cercatori
sono: la “scaletta” e il “piatto” o “batea”.
La
“scaletta” è un asse lungo 80-90
cm., largo
40-50 cm.
e dotato nel senso della lunghezza di un bordo alto 10. Il piano,
liscio nella
metà superiore, è provvisto in quella
inferiore
di
scanalature orizzontali profonde 1,5-2 cm. Viene
immersa nel corso d’acqua ed ancorata al fondo con inclinazione tale da
essere
percorsa da una debole corrente di 4-5 cm. di altezza che priva il
sedimento
aurifero, versato lentamente sulla superficie, della frazione
più fine
e
leggera mentre la frazione pesante (magnetite, granati e oro) è
trattenuta
dalle scanalature. Il “piatto” (tradizionalmente in legno di pioppo,
castagno,
ontano) a fondo concavo e con diametro tra 30 e 50 cm.,
può essere usato in sostituzione della “scaletta”. In questo
caso la
separazione delle frazioni a diverso peso specifico avviene mediante
movimenti
di rotazione ed oscillazione durante l’immersione nella corrente.
L’operazione
mediante l’uso del “piatto” può anche costituire la fase finale
del
procedimento con la “scaletta”.
