Strutture murarie della Bessa

Poco
si conosce a proposito della vita dei cinquemila addetti alla miniera
d'oro
romana citati da Plinio, ma sulle imponenti pietraie che ne
testimoniano la
fatica rimangono, ancora oggi, i resti della loro presenza.
Murature
a secco ricavate all' interno dei cumuli di ciottoli, a
pianta prevalentemente quadrata o rettangolare, con superfici interne
variabili
da uno a decine di metri quadrati e profondità da alcuni
decimetri ad oltre due
metri, attribuibili ad insediamenti (abitazioni, depositi e focolari)
sono
sparsi su tutto il Terrazzo superiore, con una più elevata
densità ad Est della
fraz.Vermogno di Zubiena, oltre il termine della morena. Per la
posizione
normalmente lontana da zone adibite ad uso agricolo queste costruzioni,
che si
ritiene fossero dotate di copertura e rivestimento interno in legno,
è certamente
contemporanea ai lavori minerari. Lo stato di conservazione è
molto variabile:
a zone in cui le murature originarie sono ancora sufficientemente
riconoscibili, si alternano tracce costituite da estesi affossamenti
nei
cumuli, spesso associati a concentrazioni di ciottoli di dimensioni
eccedenti
la media, ciò fa supporre che molti resti siano stati
intenzionalmente colmati
al momento del loro abbandono. Ad analoga utilizzazione si devono
attribuire i
ripari addossati a massi erratici, o scavati al disotto dei medesimi.
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Insediamento romano detto: "Ciapej Parfundà" (Ciottoli sprofondati) |
Dato
l' elevato numero di insediamenti (oltre 250 gruppi), è quindi
probabile che
una consistente parte della popolazione collegata alla coltivazione del
giacimento aurifero fosse stanziata sul luogo di lavoro. Scavi
effettuati all'
interno degli insediamenti hanno restituito grandi quantità di
ceramica romana
di età repubblicana (in frammenti) e ceramica gallica. Una
conferma alla
datazione per il periodo di sfruttamento del giacimento compresa tra la
seconda
metà del II secolo a.C. e la prima metà del I secolo a.C.
ci viene dal
ritrovamento di un "asse" la cui data di coniazione può essere
fatta risalire al 91 a.C. e di un tesoretto nel quale il reperto
più recente è
un "denario" databile al 118 a.C.

Riparo
sotto masso al "villaggio
africano" Sorgente
del ramificato
G
Nella
piccola enclave posta a monte della strada Mongrando-Zubiena
è stato più volte indagato (Calleri 1965,
Clemente-Rittatore 1971,
Soprintendenza Archeologica del Piemonte 1997/8) il cosiddetto
"castelliere" con conclusioni non univoche per i primi due lavori,
mentre i risultati dell' ultimo non sono ancora noti. L' area occupa
una
modesta elevazione allo sbocco della valle della Viona e potrebbe in
effetti
aver rappresentato un buon punto di controllo delle acque da essa
derivate per
lo sfruttamento del giacimento aurifero. Tuttavia le strutture
attualmente
visibili (in parte rimaneggiate) non sembrano aver avuto funzioni
difensive
tali da giustificare il nome loro assegnato, ma è anche poco
verosimile
attribuirle all' opera di moderni abitanti locali dato che i manufatti
non
sembrano aver avuto alcuna efficace funzione in ambito agricolo. Si
tratta in
effetti di terrazzamenti in muratura a secco ricavati lungo i pendii
della
collina (lato orientale), con nicchie lungo le pareti, collegati da
gradini in
ciottoli. Il piano sommitale dotato di modesti resti di costruzioni e
di una
grande fossa protetta da muri (forse per la raccolta dell' acqua)
è in terreno
ciottoloso e non pare quindi essere stata mai utilizzata per
coltivazioni.
Numerose
strutture a piattaforma, sostenute da muri e sovente recintate, sono
adiacenti
a strade secondarie. Per una di queste (situata in posizione dominante
a valle
della frazione Caporale), una tradizione popolare vuole che fino alla
metà
dell' 800 fosse luogo di celebrazione di una messa espiatoria annuale.
Nella
parte centro settentrionale del Parco, a valle delle
frazioni Roletti e Caporale del comune di Zubiena, nascoste tra i
cumuli e
invase da fitta vegetazione, furono elevate in epoca per ora
indeterminata una
serie di strutture murarie di tipo totalmente diverso dagli
insediamenti
descritti in precedenza In queste due zone un fitto reticolo di strade
e
sentieri, alcuni ancora oggi utilizzati altri abbandonati e di cui la
natura si
è riappropriata, sono adiacenti o portano agli ingressi di nove
costruzioni,
alcune delle quali furono verosimilmente adibite ad uso agricolo fino
ad epoca
recente.
Nel
territorio limitrofo alla suddetta fraz. Roletti, sono stati
identificati tre recinti subcircolari (A
e B sono contigui, C
dista 150 m.dai primi due) a superficie interna pianeggiante,
apparentemente
ricavati in avvallamenti tra cumuli molto bassi o in conche ricoperte
in
origine da poco consistenti strati di ciottoli e delimitati da muri
interni,
alti fino a 2 m. L'aspetto esterno è quello di un piano
inclinato di pietre
(ciò contribuisce molto al loro mimetismo) regolarizzato in
alcuni casi da
brevi tratti di muri in alzato, quando la superficie era eccessivamente
ondulata (quasi una necessità estetica).
In
tutti si nota, nella parte meridionale del muro interno, una
nicchia subrettangolare con gradino. Particolarmente interessante
quella in B,
dotata nel muro di fondo di una canalizzazione verso l'esterno a forma
quadrata
di 20 cm. di lato, lunga circa 2 m.,ottenuta mediante l'uso di ciottoli
piatti.
Le aperture di accesso sono di tipo relativamente complesso,
caratterizzate da
una piattaforma laterale interamente costruita in A e B e
da uno
stretto corridoio in C. Molto
variabili le dimensioni delle superfici
interne: circa 3300 mq. per A, 200
mq. per B e 50 mq. per C.
-
- 
Recinto
A: lung.max. 75 m. -larg.max. 65 m. - alt.muri 1,20/2,00
m.
Recinto
B: lung.max. 17 m. -larg.max. 13 m. - alt.muri 1,10/1,40
m.
Recinto
C: lung.max. 9 m. -larg.max. 6,50 m. - alt.muri 0,90/1,20
m.
Per
quanto possa sembrare la soluzione più ovvia, pare
improbabile che le tre strutture possano essere state edificate in
epoca
successiva alle attività attinenti la miniera d'oro per scopi
agro pastorali.
Come recinti per greggi hanno muri e/o superfici interne sproporzionate
alla
necessità, inoltre sono in zone ciottolose, inadatte al pascolo
di grandi
quantità di bestiame quali sarebbe stato possibile teoricamente
sistemare negli
oltre 3000 mq di A. Per quanto
riguarda l'uso agricolo si deve rilevare
che altre aree, meno periferiche e più facilmente bonificabili,
sono tuttora
disponibili ai piedi della morena. Inoltre, anche in questo caso,
rimane il
problema delle dimensioni dei muri e poi, vi sono fondi di capanna a
stretto
contatto con i recinti o inseriti nelle murature esterne che avrebbero
dovuto
essere sommersi di ciottoli se i lavori di bonifica fossero stati
successivi
alla loro costruzione.
Un
secondo tipo di struttura localizzato nella zona
precedentemente descritta è costituito da recinzioni in muro a
secco di
ciottoli, costruite prevalentemente in alzato di minore elevazione (tra
50 cm.
e 1 m.) rispetto a quelle del primo tipo; seguono inoltre i contorni
irregolari
del terreno, sembrano cioè, almeno in parte, delimitazioni
simboliche dello
spazio. Anche qui,compaiono nei muri alcune nicchie, in questo caso
però
semicircolari. All'interno il terreno é sopraelevato in forma di
tumulo alto
circa 3 m. in D e di rozza
piramide triangolare terrazzata, rivolta a
SE, alta oltre 6 m. in E, con aree rispettivamente di 1000 e
1800 mq.
circa. Entrambi gli interni sono in terreno morenico con massi
erratici, a
gradoni rinforzati da ciottoli in E;
tracce di terrazzamento appaiono
anche in D , mal conservate data
l'assenza di muri di contenimento.

Recinto
D: lung.max. 35 m. -larg.max. 24 m. - alt.muri 0,60/0,90
m.
Recinto
E: lung.max. 65 m.-larg.max.40 m.-alt.muri 0,60/1,50
m.-alt."piramide" 6 m.
L'ingresso
all'area della "piramide" avviene da Sud
tramite uno stradino, che si stacca dalla carrareccia che da Roletti
scende in
direzione dell'Elvo, bordato da muri che si allargano progressivamente
fino a
circondare l'intera struttura. Un piano inclinato sale dalla base
seguendo il
muro orientale fino ad un ampio ripiano formato dal prolungamento del
secondo
terrazzo, seguendo il quale si può circumambulare la base dei
due superiori ai
quali non vi è accesso apparente. Altri due accessi secondari,
in forma di
strade di terra bordate da ciottoli ammucchiati, portano all'irregolare
piano
(non bonificato) che fronteggia a Sud Ovest la struttura. Questa
interessante
costruzione fu rilevata in pianta da M. e P. Scarzella alla fine degli
anni
'60.
L'edificazione
ad uso agro-pastorale è in queste strutture
ancora più improbabile, dato che l'interno a tumulo D e la piramide terrazzata E a ripiani molto stretti o
inclinati hanno caratteristiche che
contrastano con la necessaria funzionalità.ed è difficile
giustificare in
questo caso la presenza di muri di recinzione.
La porzione di terrazzo a valle della fraz. Caporale presenta quattro strutture, due delle quali sembrano tipologicamente apparentate. F,costruita (o scavata?) al bordo di un alto cumulo di ciottolia ppare come una serie interconnessa di corridoi a forma curva, su piani di diversa altezza separati da un gradino ancora sufficientemente evidente. Una sorgente protetta da una magnifica muratura a secco è inserita sul prolungamento del corridoio di accesso, una seconda è esterna alla struttura in prossimità di un grande fondo di capanna. G , appare come un complesso labirinto a piattaforme incise da anse curvilinee, separate da spazi a corridoio (in cui il piano di calpestio non pare bonificato dai ciottoli) di dimensioni molto variabili, raccordati da piani inclinati. Una recinzione nella solita muratura a secco (di fattura molto accurata) lo circonda. Una mulattiera costeggia la base del recinto e tre sorgenti ancora attive sono allineate al fondo di un valloncello a circa trenta metri di distanza.

Ramificato
F: lung.max. 54 m.- largh.max. 36 m.-altezza muri
0,80/1,80 m.
Ramificato
G: lung.max. 77 m.- larg.max. 64 m - altezza muri
0,50/1,50 m.
Adiacente
ad F, da cui dista una
ventina di metri, la struttura H
è situata al bordo esterno di un cumulo. La forma ad elle
è interrotta nel braccio di base da un masso di modeste
dimensioni che si supera tramite uno stretto passaggio con gradino. Nel
braccio superiore vi è un secondo masso, anch' esso contornabile
con passaggio a gradino, sul quale ne è stato deposto un terzo,
a forma piatta con incavo al centro, puntellato con ciottoli per
regolarizzarne l'inclinazione. Si tratta quindi di un insieme situato
su tre piani, separati da massi e raccordati da gradini. Nell'angolo
superiore destro del braccio verticale, una scaletta di pietre piatte
sale all'esterno e pare costituire il collegamento con F. L'ultima "costruzione", I , è una complessa area
terrazzata a due ripiani.
Quattro mucchi di ciottoli probabilmente a forma di parallelepipedo
alti circa
50 cm. occupano il centro del piano sommitale insieme a cavità a
fondo piatto
con lati di oltre 2 m. e profondità massima di 40 cm.
All'interno della
muratura a secco che delimita il lato destro dell'area è
compreso un masso
erratico inciso ai piedi del quale una vasca in ciottoli proteggeva una
sorgente ora inattiva. Infine un piano inclinato sale dalla base del
terrazzamento fino ad una piattaforma che si allunga verso sinistra per
oltre
50 m.

Insediamento
H: lung.totale 26 m.- larg.max. 4,5 m. - altezza
muri 1,10/1,60 m.
Struttura terrazzata I: lung.max.25 m.- larg.max.17 m.- altezza muri 0,70/1,10 m.
Situata a valle della fraz. Vermogno del comune
di Zubiena, la struttura L
, è interamente costruita in ciottoli e composta da tre
terrazzamenti. Quello inferiore è accessibile tramite gradini,
il medio ed il
superiore, sembrano raccordati da piani inclinati (in cattivo stato di
conservazione).

Struttura
terrazzata L: lung.max.22 m.- larg.max.10 m.- altezza
muri 0,40/1,00 m.
Nessuna
supposizione si può fare per la destinazione iniziale dei due
"ramificati" F e G. Come ipotesi di lavoro si potrebbe
pensare che l'insediamento H fosse un luogo di contatto tra individui
di due diverse categorie, una a monte del masso con tavola, l'altra a
valle, con il primo masso che agiva da filtro. Le strutture terrazzate I e L,
hanno caratteristiche simili alla "piramide" E ed è possibile che il masso
inciso di I sia
una presenza non casuale.
All'
unicità tipologica di queste strutture va aggiunto il fatto che,
ad eccezione di L , sono
concentrate in due aree molto ristrette del
Terrazzo sup. su una superficie di 7,5 ha a Roletti e di 4 ha a
Caporale e non
essendo riconducibili allo stile degli "insediamenti" della miniera
romana costituiscono una interessante e promettente anomalia nel
complesso
omogeneo di costruzioni della Bessa. Si deve infine rilevare che la
quasi
totalità di Terrazzamenti, Recinti e Piattaforme occupa una
superficie che
coincide con quella dei Massi incisi, è limitata quindi al
territorio a valle
della morena Bornasco-Vermogno; a differenza dei resti sicuramente
attribuibili
alla miniera romana che sono uniformemente sparsi su tutto il Terrazzo
della
Bessa.
(schizzi -
P.Argentero,
A. Vaudagna - E, F, G da rilievi di M. e P. Scarzella)